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Louise Wallenberg, Maria Luisa Frisa and Judith Clark

It has been held in Venice at Aula Tafuri of Iuav University of Venice the international meeting “Diana Vreeland after Diana Vreeland, the discipline of fashion between museum and fashion curating” event coinciding with the recently opening of the exhibition “Diana Vreeland after Diana Vreeland” at the Venice Fortuny Museum, curated by Maria Luisa Frisa and Judith Clark – following until 26th June 2012 - which tells about the visual world of Diana Vreeland as fashion editor, editor-in-chief and fashion curator (and made me think about the poetry of Peter Greenaway – director of whose works implies an interactive experience for the viewer, loved and hated by many ones -, an exploration on the vanishing world of fashion suggestions and exhibition setting under the sign of the visionary world of an iconic persona. Maybe it’s a not easily understanding exhibition for the ones who expect to getting a mere synopsis by the exhibition path, successful evidence of the talent of fashion curators in making concrete a vision, something going beyond the materiality of objects, clothes, photographs, artworks, magazines, catalogues and books here exhibited). An intense day where the 29 panelists – Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ and Louise Wallenberg- told their experience as fashion curators, directors of museums as well as people who worked directly connected to Diana Vreeland, as Harold Koda – who talked about the approach, determination of Diana Vreeland in the storytelling while she was setting up an exhibition and included a nice story concerning the setting up of an exhibition where he wanted using of pearls put on a man and Diana Vreeland strongly opposed to that, replying him: “men doesn’t wear pearls” -, Benedetta Barzini who talked about her experience as model working for Diana Vreeland and marked on her work as editor-in-chief of Vogue, asserting Diana Vreeland wanted “women consume fashion, consume beauty” – interesting reflection drawing up the work of Diana Vreeland on paper to the core of Pop-art by Andy Warhol, the cult of celebrities, icons and products, the first step toward the rise and maximization of consumerism, something which followed inside out the realm of fashion magazines later in the years and has been quite different from her pioneer approach during the past years, more dandy as well as emancipating and assertive towards the women, paradoxically it subsided when women were going to start their emancipation. However Diana Vreeland held the visionary approach based on visual culture of whose she was a strong promoter as fashion curator. It could be told many things about her, but it has to recognize she was a bright mind and a pioneer. I like to think today if Diana Vreeland would has been still alive, she would be enamored for sure of the fashion film, a media emphasizing the importance of visual culture and she would used this media as editor-in-chief and fashion curator -, Laurent Cotta and Kaat Debo who talked about their experience in setting up the exhibitions featuring Madame Grès and Stephen Jones(“the Accenture of Fashion”, held at the Antwerp Momu), Marco De Michelis who focused on the theme of museology and answered to my question about the chance of creating a national fashion museum in Italy, telling me it’s hard at yet, but it needs to promote the fashion as culture, a gap still existing in Italy along with – what I think – the leaving of provincialisms of cities, thinking as nation and considering the history and the culture of Italy as a whole. The talk ended with the discussion – another laudable initiative, due act to discover the ideas of young curators and professors and knowing the new things that are happening in this realm, as well as the connection of past, Diana Vreeland’s legacy to contemporary times – of young curators, professors and experts as Gabriele Monti and Francesca Granata who talked about their experience as professors and fashion curators, marking on the idea to give shape to ideas. A laudable event to promote and increase culture in realm of fashion and I wish during the forthcoming times it is followed by another similar event for facing with the issue of Italian fashion museum and encouraging its rise.

“DIANA VREELAND AFTER DIANA VREELAND, LA DISCIPLINA DELLA MODA TRA MUSEO E FASHION CURATING”, UN CONVEGNO INTERNAZIONALE ALLA UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA

Benedetta Barzini and Mario Lupano

Si é recentemente tenuta a Venezia presso l’ Aula Tafuri della Università Iuav di Venezia il convegno internazionale “Diana Vreeland after Diana Vreeland, la disciplina della moda tra museo e fashion curating” evento che coincide con la recente inaugurazione della mostra “Diana Vreeland after Diana Vreeland” al Museo Fortuny di Venezia, curato da Maria Luisa Frisa e Judith Clark – che prosegue fino al 26 giugno 2012 - che racconta il mondo visivo di Diana Vreeland nelle vesti di fashion editor, direttore editoriale e fashion curator (e mi ha fatto pensare alla poesia di Peter Greenaway – regista le cui opere implicano un’ esperienza interattiva per lo spettatore, amato e odiato da molti -, un’ esplorazione sull’ evanescente mondo delle suggestioni moda e l’ allestimento delle mostre all’ insegna del mondo visionario di un personaggio iconico. Probabilmente una mostra non facilmente comprensibile per coloro che si aspettano di avere una mera sinossi dal percorso espositivo, felice dimostrazione del talento dei fashion curator nel concretizzare una visione, qualcosa che và oltre la materialità degli oggetti, abiti, fotografie, opere d’ arte, riviste, cataloghi e libri ivi esposti). Una giornata intensa in cui i 29 relatori – Miren Arzalluz, Benedetta Barzini, Gloria Bianchino, Judith Clark, Becky Conekin, Frances Corner, Laurent Cotta, Amy de la Haye, Marco De Michelis, Kaat Debo, Alberto Ferlenga, Maria Luisa Frisa, Akiko Fukai, Francesca Granata, Harold Koda, Mario Lupano, Anna Mattirolo, Gabriele Monti, Alexandra Palmer, Marco Pecorari, Johannes Reponen, Amerigo Restucci, Marie Riegels Melchior, Jenna Rossi-Camus, Raffaella Sgubin, Fiona Thyssen-Bornemisza, Stefano Tonchi, Annamari Vӑnskӑ e Louise Wallenberg – hanno raccontato la loro esperienza nelle vesti di fashion curator, direttori di museo come anche individui che hanno lavorato con Diana Vreeland, quali Harold Koda – che ha parlato dell’ approccio e la determinazione di Diana Vreeland nella narrazione di una storia quando stava allestendo una mostra ed ha incluso una simpatica storia inerente l’ allestimento di una mostra in cui costui voleva usare le perle su un uomo e Diana Vreeland si era opposta fortemente a ciò,replicando a lui più volte: “gli uomini non indossano le perle” -, Benedetta Barzini che ha parlato della sua esperienza di lavoro come modella per Diana Vreeland e si é concentrata sul suo lavoro di direttore editoriale di Vogue, affermando che Diana Vreeland voleva che “le donne consumassero moda, consumassero bellezza” – interessante riflessione che avvicina l’ opera di Diana Vreeland su carta al nucleo della Pop-art di Andy Warhol, basata sul culto di celebrità, icone e prodotti, il primo passo verso la nascita e massimizzazione del consumismo, qualcosa che ha avuto seguito dentro e fuori dall’ ambito delle riviste di moda negli anni a venire ed è stato abbastanza diverso dal suo pionieristico approccio del passato, più dandy e rivolto allo stile come anche emancipante e assertivo verso le donne e la femminilità che paradossalmente si è attenuato nel momento in cui le donne stavano per iniziare la loro emancipazione. Diana Vreeland ha comunque mantenuto l’ approccio visionario, basato sulla cultura visiva di cui è stata una strenua assertrice nelle vesti di fashion curator. Si potrebbe dire tanto su di lei, ma si deve riconoscere e ricordare che é stata una brillante mente e una pioniera. Mi piace pensare che se Diana Vreeland fosse stata ancora in vita, si sarebbe di certo innamorata del fashion film, un mezzo di comunicazione che enfatizza l’ importanza della cultura visiva e avrebbe usato questo supporto mediatico nel suo lavoro di direttore editoriale e fashion curator -, Laurent Cotta e Kaat Debo che hanno parlato della loro esperienza nell’ allestimento delle mostre su Madame Grès e Stephen Jones(“the Accenture of Fashion”, mostra tenutasi al Momu di Anversa), Marco De Michelis che si è dedicato al tema della museologia ed ha risposto alla mia domanda inerente la possibilità di creare un museo nazionale della moda in Italia, affermando che al momento è duro, ma per arrivare a ciò bisogna promuovere la moda come cultura, una lacuna tuttora esistente in Italia unitamente – ciò che penso – all’ abbandono dei provincialismi di singole città, pensando come nazione e considerando la storia, la cultura dell’ Italia nella sua totalità. Il convegno si è concluso con la discussione – un’ altra felice iniziativa, atto dovuto per scoprire le idee dei giovani curatori e docenti e conoscere quanto di nuovo sta accadendo in questo ambito, nonché il legame del passato, dell’ eredità di Diana Vreeland con la contemporaneità – di giovani curatori, docenti ed esperti quali Gabriele Monti e Francesca Granata che hanno parlato della loro esperienza da docenti e fashion curator, sottolineando l’ idea di dare forma alle idee. Un lodevole evento per promuovere ed accrescere la cultura nell’ ambito della moda che spero sia seguita nei tempi a venire da un’ altro evento per confrontarsi con la questione del museo italiano della moda e incoraggiarne la nascita.

Benedetta Barzini

Diane Pernet and me at the Iuav University of Venice, photo by Diane Pernet

Maria Luisa Frisa and Stefano Tonchi

My nice companions during the meeting Deanna Ferretti Veroni and our friend

The exhibition about Madame Grès at the Paris Galliera Museum told by Laurent Cotta

Stephen Jones, photo from the exhibition Stephen Jones, the Accenture of Fashion at the Antwerp Momu, told by Kaat Debo

Barbra Streisand, an icon of Diane Vreeland on Vogue

Penelope Tree on Vogue

Gabriele Monti

www.iuav.it

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